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Paradosso

25 Nov

Non capisco bene certe situazioni e certi comportamenti.

Aziende che chiudono.

Migliaia, milioni, di persone senza lavoro dall’oggi al domani.

Difficoltà a trovare lavoro: meno aziende = meno posti di lavoro.

Eppure, chi ha un buon posto di lavoro si permette il lusso di perderlo. Pensa che lo stipendio sia dovuto senza alcuno sforzo.

Il cerchio non quadra!

C’è o non c’è lavoro?

C’è o non c’è crisi?

C’è o non c’è bisogno?

Non so darmi delle risposte logiche e reali.

STRATEGIE DI PREZZO

27 Giu

Il tanto amato marketing mix torna sempre alla ribalta con le sue famosissime 4 P: Product, Price, Promotion e Place.

Non è mia intenzione fornire un’ennesima spiegazione dei singoli elementi ma soffermarmi su uno di essi chiedendovi:

“È possibile, al giorno d’oggi, accettare e assecondare l’insistenza di rappresentanti che ritengono vincente la strategia di prezzo?”

IO MI RIFIUTO!

Le persone vogliono essere ascoltate e capite, vogliono potersi fidare, vogliono prodotti e servizi di qualità: quando tutti questi ingredienti sono presenti e tangibili si paga volentieri. Per natura, l’uomo cerca sempre il risparmio. Bisogna fargli capire che il risparmio migliore non è nei soldi che si spendono ma nei valori aggiunti offerti (consulenza, personalizzazione, affidabilità, ecc.). Dalle mie parti si dice: “CU SPENNI PICCA, SPENNI ASSAI” = “CHI SPENDE POCO, SPENDE MOLTO”.

Se proprio si vuole gratificare il cliente dal lato monetario, allora si possono elaborare delle promozioni o proporre carte fedeltà o prevedere dei regali; azioni che, fra l’altro, aiutano a rafforzare le relazioni.

Il cliente che, oggi, si rivolgerà a noi perché in noi trova solo il risparmio, domani ci cambierà immediatamente di fronte a un’offerta più bassa. Logico!

Il valore delle risorse umane

9 Nov

L’argomento mi sta molto a cuore e contemporaneamente mi lascia altrettanto perplessa. Perché la seconda che ho detto? 🙂

Perché mi sono accorta di quanto siano mercificate e poco valorizzate (ovviamente non voglio estremizzare, ma riferirmi a quella che mi appare la prassi). Vedo agenzie di ricerca e selezione proporre risorse umane alle aziende come se stessero vendendo frutta al mercato; tanto che, quando queste non si rivelano adatte al ruolo, le buttano come frutta marcia. E quella che vi sto descrivendo non è una mia fantasia ma vita vissuta e confronto diretto.

Infatti un giorno mi è venuto spontaneo chiedere a una professionista delle HR: “Quando selezionate una persona che non va bene per quel ruolo, poi la tenete in considerazione per eventuali altre posizioni aperte? Visto che ne avete fatto già la conoscenza e avete capito meglio per cosa sarebbe più adatta?”. “Dipende…”, mi risponde, “In genere, però, non la riproponiamo. Continuiamo con la selezione di altre persone”.

Al che la mia riflessione interiore non può che essere la seguente: “Caspita, questo sì che è valorizzare le risorse umane! Questo sì che è un lavoro efficace ed efficiente! Capacità di massimizzare i mezzi (in questo caso sarebbero persone in carne e ossa) e i tempi che si hanno a disposizione.”

Sicuramente tu starai pensando che è giusto non riproporre una persona “scartata” perché si dà la possibilità ad altre persone di lavorare, di essere scelte. Perfettamente ragione! Io, infatti, non ho detto che i professionisti delle HR devono selezionare/conoscere 10 persone e fermarsi. Anzi! Semplicemente tenersi buone quelle che hanno già scelto una volta (se le avranno scelte un motivo ci sarà!?) per future posizioni e continuare le ricerche.

Questo quadretto dentro la cornice di aziende che operano nella scorrettezza e vivono dei disagi che provocano ad aziende e/o professionisti con un livello massimo di noncuranza, mi ha portata a reagire. A dire: “BASTA!”.

BASTA lavorare per chi non ha rispetto!

BASTA promettere il falso!

BASTA trappole per gli ingenui!

BASTA approfittare della disperazione altrui!

Se anche tu hai qualche altro BASTA! da urlare, sarò lieta di ascoltarti.

Tu che lavoro fai?

16 Ott

Il mondo del lavoro è diventato un’enorme barzelletta!

Perché? Semplice: parolone in inglese, giri di parole sofisticate, descrizioni pazzesche per i vari ruoli e poi concretamente o si fa tutt’altro o basterebbe un solo termine, vecchio quanto l’uomo, per dire la stessa cosa in modo più comprensibile e veritiero.

Così oggi succede che, quando si chiede a una persona che lavoro faccia, ci si perda in una serie incomprensibile di definizioni, frasi fatte, sponde e rimbalzi tanto che alla fine chi ha fatto la domanda esclami: “Ah, capisco!”. Ma la verità è che ha capito un bel niente!!

Di nuovo, perché? Perché oggi la maggior parte delle persone è laureata e sempre più difficilmente riesce a trovare il lavoro idoneo ai suoi studi, dovendosi accontentare di ciò che offre il mercato (ed è un miracolo se offre!). Un laureato, soprattutto se con pieni voti, sarà troppo orgoglioso per dire che, dopo essersi impegnato tanto negli studi, sia finito a fare un lavoro qualunque; un lavoro che fino al giorno prima aveva snobbato; un lavoro che lo avvilisce…

Quindi, mi vien da pensare che con un sottile e malefico gioco psicologico i professionisti di HR abbiano capito che l’unico modo per propinare ai laureati determinati ruoli sarebbe stato quello di “inventarsi” nuove definizioni per vecchi e disdegnati lavori. Il laureato si riapproprierà della propria autostima e fierezza e non si vergognerà più di dire quale lavoro svolge.

Il lato positivo di queste definizioni “fantascientifiche” è il permettere, alla fine della fiera, ai giovani laureati maltrattati di riuscire a sfruttare la propria laurea trovando il lavoro giusto. Come? Semplice anche questo: “l’occasione fa l’uomo ladro!”. 😉

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