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Chi non risica…

25 Dic

Quella mattina si era alzata carica di energie e fantasticherie.

Lei è così: pazzamente intraprendente.

Decise che quel fine settimana era perfetto per andarlo a trovare.

Non importava quanto fossero distanti, quante ore li separavano: lei aveva deciso.

E quando lei decide, deve agire. Andrà come andrà.

“Prepara due calici, io sto arrivando.” gli mandò questo primo messaggio.

“Ok, accendo anche il fuoco.” le rispose.

“Wow! Si prospetta una serata interessante.”

La aspettava un viaggio di 5 ore.

A Dorotea piaceva guidare e andare.

A volte lo faceva anche senza una meta precisa, solo per il bisogno e il piacere di scoprire posti nuovi e creare nuove connessioni.

Ovunque andasse le succedeva sempre qualcosa di magico, di inaspettato e di divertente.

Incontrava persone che la arricchivano.

Esplorava posti sconosciuti da cui traeva nuovi input.

Durante il viaggio attraversò zone di pioggia, zone di sole, zone di nebbia.

Così come un giorno tutto scorre alla perfezione; un altro giorno alcune cose vanno storte; un altro ancora ti sembra di non vedere il domani.

Viaggiare è la metafora della vita, per lei.

Fece una sosta e gli mandò un altro messaggio: “Sei pronto ad accogliermi?”

“Certo. Preferisci rosso o bianco?”

“Rosso, of course!”

Naturalmente erano messaggi vaghi, giocosi come nel loro stile. Lei, però, sperava che in lui si insinuasse il dubbio che forse ci potesse essere un fondo di verità.

Si rimise in viaggio accompagnata dalla sua musica.

La musica era la sua linfa vitale: ascoltava (quasi) ogni genere musicale. Per via del suo temperamento, preferiva ritmi che la facessero scatenare e cantare a squarciagola.

Adorava ammirare lo scorrere e il mutare dei paesaggi assieme alle variazioni di sfumature del cielo.

Dorotea pensa che la natura sia un’opera d’arte che mai nessun artista potrà riprodurre o eguagliare.

Per carità, ci sono artisti che ti tolgono il fiato, ma le loro sono creazioni fisse e morte su una tela. Sì, certo, vivono in chi le contempla e per il messaggio che veicolano, ma sono imprigionate in una tela e solo in pochi possono godere del loro spettacolo.

La natura è un’opera d’arte viva e fatta di vita. Si offre alla vista di chiunque (sappia coglierla). Mutevole nel giro di pochi secondi, ti lascia sempre con lo stupore negli occhi e nel cuore.

E ti vengo a cercare, anche solo per vederti o parlare…

Le parole di quel genio di Battiato cascavano a pennello.

“Sono quasi arrivata. Spero che dopo questo gran viaggio mi riserverai un’accoglienza di tutto rispetto. Dove ci incontriamo?”

“In un posto un po’ nascosto, dove non ci possano vedere.”

“Non mi credi, vero?”

“Dove sei?”

“A 15 minuti da Follia.”

“Mi sa che ti toccherà fare un altro viaggio perché io sono a 60 minuti da Follia!”

“Non tornerai?”

“Tornerò dopodomani.”

“Ottimo! Sono una donna fortunata.”

“Mi dispiace.”

“Pazienza, vuol dire che doveva andare così. Chi non risica, non rosica.”

In quel momento Dorotea si trovava in terra straniera, un po’ smarrita.

Decise di telefonare a sua cugina.

“Che ne pensi dei colpi di testa? Mi sa che il mio primo colpo di testa è stato quello di nascere. Ridi?”

Iniziò la telefonata con quelle parole e sua cugina scoppiò a ridere.

“Dorotea, ma che stai dicendo?”

“Gioia, sto dicendo quello che ho detto. Che altro se no?”, Dorotea le rispose con un tono tra lo scocciato e l’ironico.

“Stamattina mi sono svegliata con un pallino in testa: devo andare a trovarlo. È il mio weekend libero, mi sento in forma e positiva: se non ora quando? Così mi sono fatta coraggio e mi sono detta: o la va o la spacca! Mi sono messa in macchina e… Via!”

“Ma che stai dicendo? A lui l’avevi avvisato? Dove sei adesso?”

“Eh, Gioia, ti pare che lo avvisavo?! Sono partita all’avventura. Mi conosci, sai che non amo progettare. Preferisco vivere l’imprevedibilità della vita.”

E fra sé e sé pensò: “E prendermi i calci in faccia che mi riserva. Però mi so difendere abbastanza bene. In fondo, me li vado anche a cercare.”

Queste riflessioni le tenne per sé.

“Quindi ora sei nella sua città? Spiegami…”

“Sì, è andata così. Ho deciso di avventurarmi. Strada facendo ho iniziato a mandargli dei messaggi in cui gli dicevo che si doveva preparare al mio arrivo. Certo, l’ho messa un po’ sullo scherzo, ma dandogli degli indizi concreti. Che, però, lui non ha colto.”

“E lui?”

“Lui mi ha tenuto un po’ il gioco. Figurati se credeva che ci stessi andando davvero?”

“Quindi sei a 5 ore da casa tua, sono le nove di sera e non hai un posto dove passare la notte? Dorotea, sei una matta da legare!”

Scoppiarono a ridere contemporaneamente.

“Beh, se la metti così sembra una situazione tragica!”

“Non lo è? Cosa pensi di fare? Dormi in macchina?”

“Potrebbe essere un’idea.” le rispose in tono scherzoso.

Poi aggiunse: “Ho un paracadute di scorta: mi fai così sprovveduta?”

“Ah! Me lo auguro per te. Soprattutto, spero che ti si apra” le disse in tono sarcastico.

“Lascia fare a me. Stacco. Ti aggiorno.”

Dorotea chiuse la telefonata con sua cugina perché doveva attivare il piano di emergenza.

“Ciao, sono Dorotea. Come stai?”

“Ciao Dory, che piacere sentirti. Bene, grazie. E tu?”

“Sperduta!” e si mise a ridere. “Sono a Follia. Non te lo aspettavi, vero? Stamattina avevo voglia di fare strada e, guida guida, sono arrivata fin qui. Tu dove sei?”

Dall’altra parte della cornetta ci fu un attimo di silenzio.

Poi… “Certo, guida guida… Dorotea! Vivi a 5 ore da qui! A chi vuoi darla a bere?”

“Effettivamente qualcosa da bere mi ci vorrebbe proprio. Mi offri da bere?”

Dorotea era un’abile acrobata nel giocare con le parole ribaltando gli scenari per portarli dalla sua parte.

“Sei la solita ruffiana raggiratrice! Come faccio a dirti di no? Anche se te lo meriteresti. Vieni, stappo la bottiglia.”

Internet, premio nobel per la pace!

19 Nov

Science for peaceNavigo in acque virtuali quando mi imbatto in questa notizia: Riccardo Luna, direttore di Wired Italia, vuole proporre la candidatura di internet al premio nobel per la pace 2010.

Alter ego: “Internet… chi?”

Io: “Dai, starai scherzando! Non sai chi è internet? Quel tipo dai mille volti e i mille colori! Un po’ meccanico nelle sue relazioni; a volte ingestibile, ribelle. Sempre a disposizione di tutti, nel bene e nel male. Ora hai capito?”

Alter ego: “Scusa, eh, ma non ne sono sicura. Internet, cioè il computer? Una scatoletta di chip, microchip, schede grafiche, schede video… Non scherzare! Non è possibile! Non è un essere umano!”

Io: “Proprio lui. Un signore vuole proporne la candidatura. Dice che sia un’arma di costruzione di massa e per questo va riconosciuto e premiato.”

Alter ego: “Un’arma??? Vuole proporre la candidatura di un essere inanimato definito arma? Ma l’arma ha un’accezione negativa nell’immaginario, nel vocabolario collettivo; e la candidiamo al premio nobel per la pace? Con le armi si uccide!”

Io: “Non so che dirti! Hai ragione. Magari pensano che siano elementi trascurabili se ci si concentra sul fatto che internet è utilizzato da miliardi di esseri umani per comunicare, collaborare, condividere, costruire, progettare. Credo sia l’unica spiegazione valida e condivisibile. Comunque è proprio quello che vogliono fare. E, a quanto pare, ne parleranno in occasione del progetto Science for peace, nato su iniziativa del dott. Veronesi. Un evento di portata mondiale che vedrà la partecipazione di premi nobel in carne e ossa e di personalità di spicco dei più svariati settori. Un appuntamento molto importante e interessante!”

Alter ego: “Boh! Allora non ci resta che fare un sopralluogo e approfondire l’argomento.”

Io: “Credo proprio di si!”

(frammento di dialogo col mio alter ego)

Autocertificazione

9 Giu
autocertificazioneFra una pratica e l’altra, Toh!, in chi mi imbatto: nell’autocertificazione. Purtroppo non è un personaggio dei cartoni animati, dei fumetti o delle fiabe.
E’ un argomento sul quale si è molto discusso ed è considerato una grande conquista per i cittadini italiani.
In effetti ha i suoi notevoli vantaggi, ma ovviamente anche i suoi grandi limiti.
Sembra che fra molti soggetti, la PA sia quello obbligato ad accettare l’autocertificazione in sostituzione a tutta una serie di documenti contenuta dettagliatamente nelle norme di riferimento.
E gli altri soggetti?
Prendi, per esempio, una banca, una finanziaria, un ente privato.
Sembrerebbe che questi siano liberi di accettare o non accettare; cosa che ritengo davvero ridicola e intralciante.
La legge dovrebbe prevedere, anche rispetto a questi soggetti, tutta una serie di documenti che un individuo potrebbe sostituire con un’autocertificazione e il soggetto richiedente dovrebbe essere obbligato ad accettare.
Ovviamente i controlli del caso vanno sempre effettuati ma, se veramente si vuole snellire la burocrazia italiana, sarebbe bene iniziare a rivedere l’autocertificazione e aggiornarla alle necessità odierne.
E l’autocertificazione è solo uno dei tanti argomenti che la legislazione italiana dovrebbe riprendere e modernizzare affinché le norme regolanti gli stessi rispecchino i bisogni di una società moderna e non quelli delle società preistoriche!
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