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La mia vita a colori

14 Feb

Lasciami, oh lasciami immergere l’anima nei colori; lasciami ingoiare il tramonto e bere l’arcobaleno.
(Khalil Gibran)

Ruba tutti i colori del mondo e dipingi la tela della tua vita eliminando il grigio delle paure e delle ansie.
Abbandona i tuoi vecchi abiti mentali e vestiti di allegria.
(Omar Falworth)

A noi piacciono i colori!

Ero stufa di vedere quella parete bianca, a tratti sporca, con alcune imperfezioni.

Così mi sono decisa: “Bimbe! Venite, coloriamo questa parete con le impronte delle nostre mani?”

La risposta, naturalmente, poteva essere solo una: “Siiiiii!!”

Ovviamente abbiamo rischiato di dipingere molto altro, ma alla fine è andata meglio del previsto.

E io – più bambina delle mie bambine – ero contenta come una bambina.

Sappi che non è finita qui.

Ho già fatto la traccia su un’altra parete per trasformarla in bacheca calamitata usando l’intonaco magnetico.

Non vedo l’ora!!!

Alla prossima pitturata.

Chi non risica…

25 Dic

Quella mattina si era alzata carica di energie e fantasticherie.

Lei è così: pazzamente intraprendente.

Decise che quel fine settimana era perfetto per andarlo a trovare.

Non importava quanto fossero distanti, quante ore li separavano: lei aveva deciso.

E quando lei decide, deve agire. Andrà come andrà.

“Prepara due calici, io sto arrivando.” gli mandò questo primo messaggio.

“Ok, accendo anche il fuoco.” le rispose.

“Wow! Si prospetta una serata interessante.”

La aspettava un viaggio di 5 ore.

A Dorotea piaceva guidare e andare.

A volte lo faceva anche senza una meta precisa, solo per il bisogno e il piacere di scoprire posti nuovi e creare nuove connessioni.

Ovunque andasse le succedeva sempre qualcosa di magico, di inaspettato e di divertente.

Incontrava persone che la arricchivano.

Esplorava posti sconosciuti da cui traeva nuovi input.

Durante il viaggio attraversò zone di pioggia, zone di sole, zone di nebbia.

Così come un giorno tutto scorre alla perfezione; un altro giorno alcune cose vanno storte; un altro ancora ti sembra di non vedere il domani.

Viaggiare è la metafora della vita, per lei.

Fece una sosta e gli mandò un altro messaggio: “Sei pronto ad accogliermi?”

“Certo. Preferisci rosso o bianco?”

“Rosso, of course!”

Naturalmente erano messaggi vaghi, giocosi come nel loro stile. Lei, però, sperava che in lui si insinuasse il dubbio che forse ci potesse essere un fondo di verità.

Si rimise in viaggio accompagnata dalla sua musica.

La musica era la sua linfa vitale: ascoltava (quasi) ogni genere musicale. Per via del suo temperamento, preferiva ritmi che la facessero scatenare e cantare a squarciagola.

Adorava ammirare lo scorrere e il mutare dei paesaggi assieme alle variazioni di sfumature del cielo.

Dorotea pensa che la natura sia un’opera d’arte che mai nessun artista potrà riprodurre o eguagliare.

Per carità, ci sono artisti che ti tolgono il fiato, ma le loro sono creazioni fisse e morte su una tela. Sì, certo, vivono in chi le contempla e per il messaggio che veicolano, ma sono imprigionate in una tela e solo in pochi possono godere del loro spettacolo.

La natura è un’opera d’arte viva e fatta di vita. Si offre alla vista di chiunque (sappia coglierla). Mutevole nel giro di pochi secondi, ti lascia sempre con lo stupore negli occhi e nel cuore.

E ti vengo a cercare, anche solo per vederti o parlare…

Le parole di quel genio di Battiato cascavano a pennello.

“Sono quasi arrivata. Spero che dopo questo gran viaggio mi riserverai un’accoglienza di tutto rispetto. Dove ci incontriamo?”

“In un posto un po’ nascosto, dove non ci possano vedere.”

“Non mi credi, vero?”

“Dove sei?”

“A 15 minuti da Follia.”

“Mi sa che ti toccherà fare un altro viaggio perché io sono a 60 minuti da Follia!”

“Non tornerai?”

“Tornerò dopodomani.”

“Ottimo! Sono una donna fortunata.”

“Mi dispiace.”

“Pazienza, vuol dire che doveva andare così. Chi non risica, non rosica.”

In quel momento Dorotea si trovava in terra straniera, un po’ smarrita.

Decise di telefonare a sua cugina.

“Che ne pensi dei colpi di testa? Mi sa che il mio primo colpo di testa è stato quello di nascere. Ridi?”

Iniziò la telefonata con quelle parole e sua cugina scoppiò a ridere.

“Dorotea, ma che stai dicendo?”

“Gioia, sto dicendo quello che ho detto. Che altro se no?”, Dorotea le rispose con un tono tra lo scocciato e l’ironico.

“Stamattina mi sono svegliata con un pallino in testa: devo andare a trovarlo. È il mio weekend libero, mi sento in forma e positiva: se non ora quando? Così mi sono fatta coraggio e mi sono detta: o la va o la spacca! Mi sono messa in macchina e… Via!”

“Ma che stai dicendo? A lui l’avevi avvisato? Dove sei adesso?”

“Eh, Gioia, ti pare che lo avvisavo?! Sono partita all’avventura. Mi conosci, sai che non amo progettare. Preferisco vivere l’imprevedibilità della vita.”

E fra sé e sé pensò: “E prendermi i calci in faccia che mi riserva. Però mi so difendere abbastanza bene. In fondo, me li vado anche a cercare.”

Queste riflessioni le tenne per sé.

“Quindi ora sei nella sua città? Spiegami…”

“Sì, è andata così. Ho deciso di avventurarmi. Strada facendo ho iniziato a mandargli dei messaggi in cui gli dicevo che si doveva preparare al mio arrivo. Certo, l’ho messa un po’ sullo scherzo, ma dandogli degli indizi concreti. Che, però, lui non ha colto.”

“E lui?”

“Lui mi ha tenuto un po’ il gioco. Figurati se credeva che ci stessi andando davvero?”

“Quindi sei a 5 ore da casa tua, sono le nove di sera e non hai un posto dove passare la notte? Dorotea, sei una matta da legare!”

Scoppiarono a ridere contemporaneamente.

“Beh, se la metti così sembra una situazione tragica!”

“Non lo è? Cosa pensi di fare? Dormi in macchina?”

“Potrebbe essere un’idea.” le rispose in tono scherzoso.

Poi aggiunse: “Ho un paracadute di scorta: mi fai così sprovveduta?”

“Ah! Me lo auguro per te. Soprattutto, spero che ti si apra” le disse in tono sarcastico.

“Lascia fare a me. Stacco. Ti aggiorno.”

Dorotea chiuse la telefonata con sua cugina perché doveva attivare il piano di emergenza.

“Ciao, sono Dorotea. Come stai?”

“Ciao Dory, che piacere sentirti. Bene, grazie. E tu?”

“Sperduta!” e si mise a ridere. “Sono a Follia. Non te lo aspettavi, vero? Stamattina avevo voglia di fare strada e, guida guida, sono arrivata fin qui. Tu dove sei?”

Dall’altra parte della cornetta ci fu un attimo di silenzio.

Poi… “Certo, guida guida… Dorotea! Vivi a 5 ore da qui! A chi vuoi darla a bere?”

“Effettivamente qualcosa da bere mi ci vorrebbe proprio. Mi offri da bere?”

Dorotea era un’abile acrobata nel giocare con le parole ribaltando gli scenari per portarli dalla sua parte.

“Sei la solita ruffiana raggiratrice! Come faccio a dirti di no? Anche se te lo meriteresti. Vieni, stappo la bottiglia.”

Panta rei

26 Lug

Ho affidato all’acqua

Le mie domande

Perché possa portarmi

Le giuste risposte.

Ho affidato all’acqua

Le mie lacrime

Perché possa trasformarle

In un mare calmo.

Ho affidato all’acqua

I miei dubbi

Perché possa evaporarli

Come rugiada al mattino.

Ho affidato all’acqua

I miei desideri

Perché possa custodirli

Come una conchiglia la sua perla.

Viaggio Colorato

25 Mag

Saint Moritz

Saint Moritz

Bianche venature

Marronverdi montagne

Celeste sereno del cielo

Rosei eterni attimi (d’Amore).

24 Maggio 2009 – frafalla

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