Tag Archives: cambiamento

Coraggio

23 Gen

Dentro come una marea

Scendono e salgono

Emozioni

Riflessioni

Esortazioni.

Fuori si abbattono contro

Ritorsioni

Ammonizioni

Controindicazioni.

Poi una dolce onda

Scivola sul cuore

Come sulla battigia

Portando via

Alghe e sedimenti

Lasciando

Conchiglie e ardimenti.

Con parole sue

19 Gen

Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui
E ti è toccato partire bambina
Con una piccola valigia di cartone
Che hai cominciato a riempire
Due foglie di quella radura che non c’era già più
Rossetti finti ed un astuccio di gemme
E la valigia ha cominciato a pesare
Dovevi ancora partire
E gli occhi han preso il colore del cielo
A furia di guardarlo
E con quegli occhi ciò che vedevi
Nessuno può saperlo

E sole pioggia neve tempesta
Sulla valigia e nella tua testa
E gambe per andare
E bocca per baciare

Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui
E ad ogni sosta c’era sempre qualcuno
E quasi sempre tu hai provato a parlare
Ma non sentiva nessuno
E ti sei data ti sei presa qualche cosa chissà
Ma le parole che ti sono avanzate
Sono finite tutte nella valigia
E lì ci sono restate
E le tue gambe andavano sempre
Solo sempre più adagio
E le tue braccia reggevano a stento
Il peso della valigia

E sole pioggia neve tempesta
Sulla valigia e nella tua testa
E gambe per andare
E bocca per baciare
Sole pioggia neve tempesta
Sui tuoi capelli su quello che hai visto
E braccia per tenere e fianchi per ballare

Hai fatto tutta quella strada per arrivare fin qui
Ma adesso forse ti puoi riposare
Un bagno caldo e qualcosa di fresco
Da bere e da mangiare
Ti apro io la valigia mentre tu resti lì
E piano piano ti faccio vedere
C’erano solo quattro farfalle
Un po’ più dure a morire

E sole pioggia neve tempesta
Sulla valigia e nella tua testa
E gambe per andare
E bocca per baciare
Sole pioggia neve tempesta
Sui tuoi capelli su quello che hai visto
E braccia per tenere e fianchi per ballare

Gratitudine

2 Gen

Una persona mi chiese, tempo fa, che cosa mi fossi regalata per Natale.

Beh, dopo una risposta scherzosa, gli dissi che mi sono regalata il “Diario della gratitudine”.

In verità questo diario l’ho comprato tantissimi anni fa, ma finora l’ho tenuto illibato nella libreria.

L’ho comprato quando ho iniziato ad approcciarmi alla pratica della gratitudine.

Però in quel momento non mi sono sentita pronta per usarlo, per intingere le sue pagine con la mia capacità di essere grata.

E così è stato per tanti anni, fino a oggi.

Questo perché la pratica della gratitudine è un esercizio che va seminato e coltivato.

Infatti il fatto che finora non abbia usato il diario, non vuol dire che non abbia praticato la gratitudine.

Semplicemente l’ho dovuta assimilare, metabolizzare, far germogliare dentro di me. E accorgermi di quanto bene mi facesse; degli effetti positivi che portasse dentro (e fuori) di me.

Quella stessa persona oggi mi ha detto che non è serena per poterla praticare; che è in quel punto della vita in cui non gli basta avere la salute e quattro arti per essere grata.

Capisco benissimo la sua risposta perché è la stessa che avrei dato io prima di conoscere e approfondire questa meravigliosa abitudine.

Gli ho spiegato che è proprio il contrario: la gratitudine si pratica per imparare a stare bene.

Serve per imparare ad andare oltre la superficie della vita, degli accadimenti e stimolare il pensiero positivo.

Grazie alla pratica della gratitudine si iniziano a cogliere quei dettagli che prima sarebbero passati inosservati e che mostrano quanto basti poco per gioire e ringraziare.

Serve per sostituire l’abitudine a lamentarsi con l’abitudine ad apprezzare.

È un cambiamento radicale, quindi necessita di tempo.

Inoltre è una lotta personale col proprio cervello che cerca – spesso – di sabotare i nostri tentativi di crescita perché comportano dei cambiamenti che richiedono un notevole investimento di energie; e lui – il nostro cervello – per una sorta di risparmio energetico oppone resistenza. Quindi inizialmente sembra molto difficile, quasi impossibile poter abbracciare questa nuova visione, questo nuovo approccio.

È tutta questione di volontà: se stiamo davvero male e vogliamo ribaltare la situazione, possiamo farcela.

A piccoli passi, giorno dopo giorno, ingoiamo pillole di gratitudine per la nostra salute psico-fisica.

Futuro e/è paura.

22 Dic

Pensavo a quanto siamo strani, noi esseri umani.

Ci lamentiamo.

Ci stufiamo.

Ci arrabbiamo.

Poi troviamo qualcuno che ci fa stare bene, con cui ci divertiamo, con cui condividiamo la stessa voglia di leggerezza e…. PUF! SCIÒ!

Ce ne sbarazziamo.

Perché?

Perché le cose cambiano.

Le relazioni cambiano.

Magari ci si era approcciati in un modo, ma poi nel normale fluire delle comunicazioni qualcosa è cambiato.

Allora la nostra rigidità riaffiora e decidiamo che, invece di accogliere il cambiamento, è meglio rompere.

Siamo così, noi esseri umani: bravi a rompere più che a costruire.

Perché, in fondo, siamo esseri timorosi.

I cambiamenti ci spaventano.

I sentimenti ci spaventano.

Le emozioni ci spaventano.

I rapporti ci spaventano.

Le decisioni ci spaventano.

Iniziamo a fantasticare nelle nostre menti e, senza condividere ciò che immaginiamo, decidiamo che è meglio perdere ciò che di bello c’è, abbiamo.

Perché di quello si tratta: fantasticherie su un futuro che non esiste e che non sappiamo come sarà.

Ci priviamo del bello che il presente ci offre per paura di un futuro ignoto.

Siamo strani, noi esseri umani. O dovrei dire, noi adulti.

Perché i bambini, loro sì che sanno come si vive.

Il passato e il futuro per loro non esiste.

Esiste il presente, l’attimo che stanno vivendo. Niente di più.

Nessun problema su cosa succederà dopo.

Nessuna paura su come andranno le cose.

Solo la gioia, la cura, l’attenzione e la gratitudine di vivere il momento.

Si dice sempre che i bambini hanno tanto da insegnare, ed è proprio così.

Noi adulti, invece, quanto siamo complessi.

Hanami, Sakura, Yohiro: samurai coraggiosi che sperano nella rinascita

20 Dic

In un’altra vita doveva essere stata un gatto perché le piaceva arrampicarsi, su su fino alla cima per provare l’ebbrezza dell’altitudine. Poteva guardare il mondo procedere con tutte le sue imperfezioni, che dall’alto sembravano disegnare delle trame meravigliose.

Nel tempo, però, aveva trovato un albero che era diventato il suo rifugio sicuro.

Era un maestoso ciliegio cresciuto lì su quella collina che dominava la città. Quando era nel pieno della sua fioritura poteva inebriarsi del profumo dei suoi fiori e incantarsi a guardare i suoi delicati colori, che le trasmettevano un senso di pace e benessere.

Saliva tra i suoi rami tutte le volte che aveva bisogno di riflettere e rigenerarsi.

“Non si parla mai abbastanza di magia”, pensò quel giorno.

Crediamo di poterci spiegare tutto, abbiamo codificato le leggi della natura ed eviscerato ogni sua singola particella ma l’unico nome che sappiamo dare alla vita è: miracolo.

Come l’acqua che sale al cielo, vincendo l’invisibile ma greve forza di gravità, solo per spogliarsi lungo il percorso e ricadere mondata dalle impurità.

Come il tempo, lento e inesorabile, testuggine dall’indistruttibile carapace composto da sogni e  ambizioni.

Magia è parte di tutto ciò che ci circonda, come una madre che abbraccia il proprio figlio cantandogli una filastrocca che lo faccia sentire sicuro.

Così quel giorno rimase lì, in contemplazione e riflessione.

Avrebbe voluto avere una bacchetta magica per donare a tutti il coraggio di affrontare la vita, il rispetto per sé stessi e per gli altri e la serenità di accettare e accettarsi.

Dovette limitarsi ad aprire le braccia al cielo, ammirare lo spettacolo della creazione e riempire i suoi polmoni di energia vitale che invase ogni singola cellula del suo corpo.

Anche questo post è frutto dell’unione di due teste e quattro mani.

Grazie a Il Pensator Cortese per aver risposto positivamente a questa contaminazione.

Sommovimenti

25 Nov

Lacrime

Sulla punta degli occhi

Rigano lente

Guance affusolate

Pensieri

Come aghi nella mente

Pungono imo

Fino al cuore.

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