Archivio | dicembre, 2020

Senza titolo

31 Dic

Un calice di luna

Per brindare alla vita!

Luci e ombre

30 Dic

Lotto tra la voglia di annoiarmi e la noia di volere.

Accendo e spengo la passione come fosse un televisore.

Cucio gli strappi del mio cuore come fosse un calzino bucato su più punti.

Miscelo forza, coraggio, speranza, intraprendenza, tenacia e follia come fossero gli ingredienti del mio cocktail preferito.

Innalzo il calice colmo fino all’orlo e brindo a me stessa.

Chi non risica…

25 Dic

Quella mattina si era alzata carica di energie e fantasticherie.

Lei è così: pazzamente intraprendente.

Decise che quel fine settimana era perfetto per andarlo a trovare.

Non importava quanto fossero distanti, quante ore li separavano: lei aveva deciso.

E quando lei decide, deve agire. Andrà come andrà.

“Prepara due calici, io sto arrivando.” gli mandò questo primo messaggio.

“Ok, accendo anche il fuoco.” le rispose.

“Wow! Si prospetta una serata interessante.”

La aspettava un viaggio di 5 ore.

A Dorotea piaceva guidare e andare.

A volte lo faceva anche senza una meta precisa, solo per il bisogno e il piacere di scoprire posti nuovi e creare nuove connessioni.

Ovunque andasse le succedeva sempre qualcosa di magico, di inaspettato e di divertente.

Incontrava persone che la arricchivano.

Esplorava posti sconosciuti da cui traeva nuovi input.

Durante il viaggio attraversò zone di pioggia, zone di sole, zone di nebbia.

Così come un giorno tutto scorre alla perfezione; un altro giorno alcune cose vanno storte; un altro ancora ti sembra di non vedere il domani.

Viaggiare è la metafora della vita, per lei.

Fece una sosta e gli mandò un altro messaggio: “Sei pronto ad accogliermi?”

“Certo. Preferisci rosso o bianco?”

“Rosso, of course!”

Naturalmente erano messaggi vaghi, giocosi come nel loro stile. Lei, però, sperava che in lui si insinuasse il dubbio che forse ci potesse essere un fondo di verità.

Si rimise in viaggio accompagnata dalla sua musica.

La musica era la sua linfa vitale: ascoltava (quasi) ogni genere musicale. Per via del suo temperamento, preferiva ritmi che la facessero scatenare e cantare a squarciagola.

Adorava ammirare lo scorrere e il mutare dei paesaggi assieme alle variazioni di sfumature del cielo.

Dorotea pensa che la natura sia un’opera d’arte che mai nessun artista potrà riprodurre o eguagliare.

Per carità, ci sono artisti che ti tolgono il fiato, ma le loro sono creazioni fisse e morte su una tela. Sì, certo, vivono in chi le contempla e per il messaggio che veicolano, ma sono imprigionate in una tela e solo in pochi possono godere del loro spettacolo.

La natura è un’opera d’arte viva e fatta di vita. Si offre alla vista di chiunque (sappia coglierla). Mutevole nel giro di pochi secondi, ti lascia sempre con lo stupore negli occhi e nel cuore.

E ti vengo a cercare, anche solo per vederti o parlare…

Le parole di quel genio di Battiato cascavano a pennello.

“Sono quasi arrivata. Spero che dopo questo gran viaggio mi riserverai un’accoglienza di tutto rispetto. Dove ci incontriamo?”

“In un posto un po’ nascosto, dove non ci possano vedere.”

“Non mi credi, vero?”

“Dove sei?”

“A 15 minuti da Follia.”

“Mi sa che ti toccherà fare un altro viaggio perché io sono a 60 minuti da Follia!”

“Non tornerai?”

“Tornerò dopodomani.”

“Ottimo! Sono una donna fortunata.”

“Mi dispiace.”

“Pazienza, vuol dire che doveva andare così. Chi non risica, non rosica.”

In quel momento Dorotea si trovava in terra straniera, un po’ smarrita.

Decise di telefonare a sua cugina.

“Che ne pensi dei colpi di testa? Mi sa che il mio primo colpo di testa è stato quello di nascere. Ridi?”

Iniziò la telefonata con quelle parole e sua cugina scoppiò a ridere.

“Dorotea, ma che stai dicendo?”

“Gioia, sto dicendo quello che ho detto. Che altro se no?”, Dorotea le rispose con un tono tra lo scocciato e l’ironico.

“Stamattina mi sono svegliata con un pallino in testa: devo andare a trovarlo. È il mio weekend libero, mi sento in forma e positiva: se non ora quando? Così mi sono fatta coraggio e mi sono detta: o la va o la spacca! Mi sono messa in macchina e… Via!”

“Ma che stai dicendo? A lui l’avevi avvisato? Dove sei adesso?”

“Eh, Gioia, ti pare che lo avvisavo?! Sono partita all’avventura. Mi conosci, sai che non amo progettare. Preferisco vivere l’imprevedibilità della vita.”

E fra sé e sé pensò: “E prendermi i calci in faccia che mi riserva. Però mi so difendere abbastanza bene. In fondo, me li vado anche a cercare.”

Queste riflessioni le tenne per sé.

“Quindi ora sei nella sua città? Spiegami…”

“Sì, è andata così. Ho deciso di avventurarmi. Strada facendo ho iniziato a mandargli dei messaggi in cui gli dicevo che si doveva preparare al mio arrivo. Certo, l’ho messa un po’ sullo scherzo, ma dandogli degli indizi concreti. Che, però, lui non ha colto.”

“E lui?”

“Lui mi ha tenuto un po’ il gioco. Figurati se credeva che ci stessi andando davvero?”

“Quindi sei a 5 ore da casa tua, sono le nove di sera e non hai un posto dove passare la notte? Dorotea, sei una matta da legare!”

Scoppiarono a ridere contemporaneamente.

“Beh, se la metti così sembra una situazione tragica!”

“Non lo è? Cosa pensi di fare? Dormi in macchina?”

“Potrebbe essere un’idea.” le rispose in tono scherzoso.

Poi aggiunse: “Ho un paracadute di scorta: mi fai così sprovveduta?”

“Ah! Me lo auguro per te. Soprattutto, spero che ti si apra” le disse in tono sarcastico.

“Lascia fare a me. Stacco. Ti aggiorno.”

Dorotea chiuse la telefonata con sua cugina perché doveva attivare il piano di emergenza.

“Ciao, sono Dorotea. Come stai?”

“Ciao Dory, che piacere sentirti. Bene, grazie. E tu?”

“Sperduta!” e si mise a ridere. “Sono a Follia. Non te lo aspettavi, vero? Stamattina avevo voglia di fare strada e, guida guida, sono arrivata fin qui. Tu dove sei?”

Dall’altra parte della cornetta ci fu un attimo di silenzio.

Poi… “Certo, guida guida… Dorotea! Vivi a 5 ore da qui! A chi vuoi darla a bere?”

“Effettivamente qualcosa da bere mi ci vorrebbe proprio. Mi offri da bere?”

Dorotea era un’abile acrobata nel giocare con le parole ribaltando gli scenari per portarli dalla sua parte.

“Sei la solita ruffiana raggiratrice! Come faccio a dirti di no? Anche se te lo meriteresti. Vieni, stappo la bottiglia.”

Buon Natale

25 Dic

Lo dico senza provocazioni: che cosa ha di intrinsecamente speciale, questo giorno? Nulla. Dura di più? Ci sono due soli? Nevicano monete d’oro? No, nulla.

Eppure, è un giorno speciale, perché noi lo raccontiamo (e ce lo raccontiamo) in modo speciale. Cerchiamo di essere più gentili, scegliamo magari il vestito migliore, apriamo una bottiglia costosa, scriviamo messaggi di affetto, applichiamo su di noi lo sforzo cosciente di stare bene, o stare meglio.

Natale, al di là del suo simbolismo religioso sul quale sorvolo, o delle sue implicazioni commerciali, sulle quali parimenti sorvolo (tanto, sparare sul Natale come festa del consumo è sport nazionale e non richiede chissà quale intelletto fino), è l’esempio concreto del tipo di risultati che possiamo ottenere usando bene il cervello.

A Natale usiamo parole diverse. Scegliamo abiti in base all’umore che vorremmo avere e non all’umore che abbiamo. Applichiamo principi di intelligenza ambientale utilizzando stoviglie di lusso e circondandoci di colore ed elementi che stimolino gioia, ci concentriamo per cambiare il nostro umore.

Natale è magico perché ci ricorda il potere della storie, e del nostro cervello. È un corso in miniatura su tutto quello che possiamo fare per gestire al meglio la nostra vita.

Il vero regalo è questo: scoprire che abbiamo più potere di quel che spesso ci fanno credere. Quale che sia la trama che hanno scelto per noi, noi possiamo comunque e sempre scrivere la sceneggiatura.

Invece di augurarvi Buon Natale, allora, vi auguro conoscenza, così che possiate vivere tutti i giorni di Natale che vi pare, anche ad agosto. – Paolo Borzacchiello

Futuro e/è paura.

22 Dic

Pensavo a quanto siamo strani, noi esseri umani.

Ci lamentiamo.

Ci stufiamo.

Ci arrabbiamo.

Poi troviamo qualcuno che ci fa stare bene, con cui ci divertiamo, con cui condividiamo la stessa voglia di leggerezza e…. PUF! SCIÒ!

Ce ne sbarazziamo.

Perché?

Perché le cose cambiano.

Le relazioni cambiano.

Magari ci si era approcciati in un modo, ma poi nel normale fluire delle comunicazioni qualcosa è cambiato.

Allora la nostra rigidità riaffiora e decidiamo che, invece di accogliere il cambiamento, è meglio rompere.

Siamo così, noi esseri umani: bravi a rompere più che a costruire.

Perché, in fondo, siamo esseri timorosi.

I cambiamenti ci spaventano.

I sentimenti ci spaventano.

Le emozioni ci spaventano.

I rapporti ci spaventano.

Le decisioni ci spaventano.

Iniziamo a fantasticare nelle nostre menti e, senza condividere ciò che immaginiamo, decidiamo che è meglio perdere ciò che di bello c’è, abbiamo.

Perché di quello si tratta: fantasticherie su un futuro che non esiste e che non sappiamo come sarà.

Ci priviamo del bello che il presente ci offre per paura di un futuro ignoto.

Siamo strani, noi esseri umani. O dovrei dire, noi adulti.

Perché i bambini, loro sì che sanno come si vive.

Il passato e il futuro per loro non esiste.

Esiste il presente, l’attimo che stanno vivendo. Niente di più.

Nessun problema su cosa succederà dopo.

Nessuna paura su come andranno le cose.

Solo la gioia, la cura, l’attenzione e la gratitudine di vivere il momento.

Si dice sempre che i bambini hanno tanto da insegnare, ed è proprio così.

Noi adulti, invece, quanto siamo complessi.

Hanami, Sakura, Yohiro: samurai coraggiosi che sperano nella rinascita

20 Dic

In un’altra vita doveva essere stata un gatto perché le piaceva arrampicarsi, su su fino alla cima per provare l’ebbrezza dell’altitudine. Poteva guardare il mondo procedere con tutte le sue imperfezioni, che dall’alto sembravano disegnare delle trame meravigliose.

Nel tempo, però, aveva trovato un albero che era diventato il suo rifugio sicuro.

Era un maestoso ciliegio cresciuto lì su quella collina che dominava la città. Quando era nel pieno della sua fioritura poteva inebriarsi del profumo dei suoi fiori e incantarsi a guardare i suoi delicati colori, che le trasmettevano un senso di pace e benessere.

Saliva tra i suoi rami tutte le volte che aveva bisogno di riflettere e rigenerarsi.

“Non si parla mai abbastanza di magia”, pensò quel giorno.

Crediamo di poterci spiegare tutto, abbiamo codificato le leggi della natura ed eviscerato ogni sua singola particella ma l’unico nome che sappiamo dare alla vita è: miracolo.

Come l’acqua che sale al cielo, vincendo l’invisibile ma greve forza di gravità, solo per spogliarsi lungo il percorso e ricadere mondata dalle impurità.

Come il tempo, lento e inesorabile, testuggine dall’indistruttibile carapace composto da sogni e  ambizioni.

Magia è parte di tutto ciò che ci circonda, come una madre che abbraccia il proprio figlio cantandogli una filastrocca che lo faccia sentire sicuro.

Così quel giorno rimase lì, in contemplazione e riflessione.

Avrebbe voluto avere una bacchetta magica per donare a tutti il coraggio di affrontare la vita, il rispetto per sé stessi e per gli altri e la serenità di accettare e accettarsi.

Dovette limitarsi ad aprire le braccia al cielo, ammirare lo spettacolo della creazione e riempire i suoi polmoni di energia vitale che invase ogni singola cellula del suo corpo.

Anche questo post è frutto dell’unione di due teste e quattro mani.

Grazie a Il Pensator Cortese per aver risposto positivamente a questa contaminazione.

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