Archivio | agosto, 2020

È un momento, passerà.

31 Ago

“Quando qualcuno ti porge la sua mano assicurati che non sia un tranello.”, era la raccomandazione più importante che le potesse fare.

A lei era successo di cadere nella trappola e non voleva che anche la sua amica facesse lo stesso sbaglio.

Iniziò così.

Si trovarono a raccontarsi, a condividere il loro periodo di difficoltà, di cambiamenti, di nuove sfide.

“Capisco perfettamente cosa tu stia provando e so quanto sia difficile. Sappi che se hai bisogno di qualsiasi cosa puoi contare su di me.”, lui le porse la sua mano.

Quella fu la trappola.

Dorotea, ingenuamente, ci cadde.

Era fragile come un bicchiere di cristallo e quell’inaspettata gentilezza la rincuorò.

Ci pensò un po’ prima di accettare quella mano. Qualcosa le diceva che sarebbe caduta nella gabbia del leone, ma non volle ascoltare il suo sesto senso. Aveva bisogno di un appiglio e ci si aggrappò.

Furono mesi intensi di confidenze e confronti.

Entrambi stavano davvero attraversando una tempesta dalla quale puoi uscire stravolto o illeso ma sconvolto.

I loro scambi scendevano sempre più in profondità, diventavano sempre più intimi.

Si accorsero di provare attrazione l’uno per l’altra.

Erano grandi abbastanza per parlarsi chiaramente: “Nessuna aspettativa, nessuna pretesa; si sta assieme perché ne abbiamo voglia ma consapevoli del fatto che non possiamo essere niente di più di quel che siamo.”

Ora dovevano solo riuscire a incontrarsi, ma sembrava impossibile.

Improvvisamente lui divenne irraggiungibile. Iniziò a nascondersi dietro tante scuse, finché Dorotea andò dritta al punto: “Ho capito che ti è passata la voglia di incontrarmi. Scusami, non ti importuno più.”

A lui non piacque la reazione di Dorotea e le disse che si stava sbagliando, che lui stava attraversando solo un brutto momento, ma sarebbe passato. Le disse che la vita è fatta di certezze e verità e le sensazioni da sole non bastano.

“Quindi la mia sensazione è sbagliata?” gli chiese.

“Assolutamente sì! Ho voglia di trascorrere del tempo assieme…” fu la sua risposta.

“Oggi? Domani? Dopodomani? Tutti i giorni?” incalzò Dorotea.

“Ahahah! Fammi riprendere un giorno.” scherzò lui. “Non sto molto bene fisicamente, oggi fammi riposare e domani ti ridico. Se ti va potremmo vederci nel weekend. Mi piacerebbe andare a cena in un posto carino.” concluse.

“Mi dispiace che tu non stia bene. Ok, aspetto tue notizie.” Dorotea gli passò la palla per vedere se e quale sarebbe stata la sua prossima mossa.

Oramai lo aveva inquadrato e sapeva perfettamente come si sarebbe comportato, ma voleva lasciargli il beneficio del dubbio. O forse voleva continuare a credere nelle favole.

Passarono i giorni e di lui nessuna notizia.

“Vado a farmi fare una puntura. Che fortuna! Il dolore alla schiena non mi passa. È un momento, passerà.”

Fu l’unico messaggio che riuscì a mandarle.

Delusione e disillusione si fecero strada.

“Doroteaaaa, che fai? Alle 19:30 aperitivo e poi si ordina una pizza. Ti aspettiamo.” Alice la invitò a trascorrere la serata nel suo paese delle meraviglie.

“Arrivo sul mio sportello volante. Ahahah!!” le rispose Dorotea.

Fu una serata incredibile.

Risate, musica, balli, natura.

Finì col naso all’insù su un fresco prato a guardare stelle e costellazioni che apparivano e scomparivano dietro lenzuola di nuvole, mentre in lontananza raffiche di fulmini scattavano indelebili istantanee nel cuore di Dorotea.

Spunte blu: aspettative, dipendenze e dintorni

30 Ago

“Ah, ma tu non hai le spunte di lettura! E io che ancora aspettavo che leggessi il messaggio. Miiii, quanto sei paranoica!”

“Eh?! Ma che stai dicendo?”

Non si sentivano da alcuni giorni ma questa premessa non prometteva messaggi poetici.

Lei era perplessa e infastidita; cercava di trovare un senso al messaggio di lui. Le aveva dato pure della paranoica. Sicuramente gli doveva essere andata storta qualcosa ed era nervoso.

“Ma sì, le tue spunte non diventano blu dopo che hai letto il messaggio.”

“Aaah! No, infatti. Che poi, quale messaggio? Non mi hai mandato nessun messaggio.”

“Sì, il bacio.”

Lei scoppiò in una fragorosa risata, peccato che lui non la potesse né sentire né vedere.

“E la paranoica sarei io!” esclamò.

“Sì, le usano tutti.” lui sentenziò.

Gliela stava offrendo su un piatto d’argento: “Io non sono tutti, lo sai benissimo. Io sono diversa, ancora non ti è chiaro? E poi vedi, la paranoia è venuta a te perché aspettavi che diventassero blu.”

Rideva, non poteva farne a meno. Pensava a quanto fosse sciocca quella considerazione.

“La diversità non è fare il contrario degli altri; quella è omologazione al contrario.”

“No, si chiama personalità. Scelgo cosa fare e mi piace fare indipendentemente da “lo fanno tutti” o “si fa così” e bla bla bla.”

“Ok, va bene. Allora dimmi perché non le usi? Analizziamo.” lui iniziava la sua indagine.

“Perché dovrei usarle? Analizziamo.” ping pong.

“Non essere sciocca. Assolvono a una funzione ben precisa per cui si usano per quella funzione. Punto. Non ci sono opinioni sul perché usarle.” lui era spesso categorico, inflessibile.

“È una funzione inutile. A che serve sapere se l’altra persona ha letto o no?”

“Quando parli con una persona ignori che ti stia ascoltando?”

“No, che c’entra con le spunte di lettura?”. Prima di arrivare a questa risposta hanno avuto degli scambi molto animati; lei che gli esponeva i suoi punti di vista e lui che la incalzava perché divagava troppo e perdeva di vista il nocciolo della questione. Lei poneva l’attenzione sul verbo “ascoltare” sottolineandone l’incongruenza con i messaggi scritti e spiegando che, se vuole avere la certezza di essere ascoltata, lei parla. Lui le chiedeva con insistenza una risposta che fosse solo un sì o un no.

“Oh, finalmente! Un’analisi è un percorso che non vedrai mai se non dai il tempo di mostrartelo. Bene, lo facciamo tutti. È una delle fasi di tutti i meccanismi comunicativi direzionali (cioè tutto ciò per cui il ricevente è importante). Una comunicazione direzionale è sempre fatta di un messaggio e una risposta: le spunte blu assolvono a questa funzione. Stop. Esiste poi una netiquette su come usarle, ma è un passo successivo. Alla luce di queste evidenze, ora ti faccio la domanda sul perché non vuoi usarle. O se davvero usi le chat come messaggi nella bottiglia: Chissà se qualcuno le leggerà?”

“Non voglio usarle perché non le ritengo necessarie. Non ho bisogno di una spunta blu per sapere se il mio interlocutore ha letto il mio messaggio; so che ha letto se e perché mi risponde. Se non mi risponde e voglio sapere se ha letto, se ha dimenticato di rispondermi… posso riscrivergli o telefonargli. Ovviamente questo nel caso in cui il messaggio richieda una risposta. Perché ci sono casi, come il tuo che ha sollevato questo polverone, in cui il messaggio non necessita risposta e quindi sapere che sia stato letto o meno poco importa.”

“Stai chiaramente dichiarando che riconosci l’importanza delle spunte blu, quindi perché non usarle?”

“Oh, ma sei de’ coccio! Te l’ho spiegato.”

Visto che la tirava per le lunghe e aveva da ridire ad ogni risposta che gli dava cercò di tagliar corto: “Non le uso perché non mi piace il blu.”

Dopo un bel po’ di insinuazioni e insulti personali, era meglio sdrammatizzare e volgere alla fine.

Lui non era soddisfatto e la interrogava ancora.

Lei ci teneva a fargli capire che la tecnologia è diventata troppo invadente nella vita delle persone. Che le chat hanno annullato il senso del tempo che passa. Internet ci sta educando al “tutto-subito”, senza attese. Anzi, le attese generano ansie. E le ansie tensioni. Inutilmente. Gli smartphone hanno creato nuove dipendenze. Anzi, gli smartphone sono la nuova dipendenza. Le app ne hanno generato delle altre. Se usiamo app di instant message non abbiamo scampo: risposte prima di subito; visualizzazione della presenza e controllo di lettura dei messaggi. E se viene meno uno di questi elementi, panico e diverbi.

Tutto questo era davvero fuori da ogni concezione.

Accettare che la tecnologia potesse governare la sua vita era inaccettabile e lei aveva fatto le sue scelte.

“Pensala come vuoi: io non le uso, non le trovo necessarie e ritengo che creino dipendenze, aspettative e frustrazioni.”

Indecisione

26 Ago

Attratta dal mistero del tunnel

Temeva di attraversarne il buio

Salendo per una scala che

Scalino dopo scalino conduceva

Alla scoperta di nuove avventure.

Titubava

E rimaneva

Con un piede nel passato e un piede nel futuro.

Il cuore nel presente.

Pacatezza o adrenalina?

13 Ago

La strada battuta dà sicurezza

Si percorre in scioltezza, quasi ad occhi chiusi

Nessun imprevisto

Nessun ostacolo.

Ma si sa già dove porterà, che cosa accadrà, come sarà.

La strada sterrata rende insicuri

Si percorre con titubanza, stando attenti a dove si mettono i piedi.

Buche, sassi, dislivelli da superare.

Ma porta con sé il bello della scoperta; la soddisfazione dei traguardi raggiunti; lo stupore degli imprevisti.

Quale strada prendere?

Il sorriso della luna

6 Ago

D’argento vestita
Illumina
Anime stanche
Desiderose di luce

Compare
Scompare
Per natura
In una danza infinita
Al ritmo silenzioso
Di ali di farfalla
Colorate di vita

Lentamente
Trasforma
Illusioni
Ai suoi occhi cacciatori
Di emozioni

In bilico
Tra un respiro
E un sospiro

Di tutto
Una parte
Visibile

Rimane

Prima di salutare
Sempre
Con un sorriso

Intrecci

5 Ago

Occhi che si guardano e si spogliano

Nasi che si strofinano e si respirano

Braccia che si muovono e si stringono

Mani che si cercano e si scoprono

Labbra che si sfiorano e si assaporano

Lingue che si intrecciano e si esplorano

Corpi che si incontrano e si fondono.

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