Comunicazione olfattiva

16 Nov

Sotto i riflettori dei professionisti della comunicazione e del marketing stavolta ci sarà il nostro naso: organo evocatore di ricordi, di emozioni, di sensazioni profonde provocate dal respiro di un odore piuttosto che di un altro. Non ci si poteva far scappare la possibilità di legare un prodotto, una marca, un servizio a una percezione olfattiva. Così qualcuno ha pensato bene di prendere la nostra preziosa aria, darle una fragranza e metterla in vendita. Proprio così: l’aria veicolo di comunicazione! Quando si dice che non c’è cosa al mondo che l’uomo non riesca a commercializzare! (Forse manca solo la felicità…)

Certo, è un bene talmente prezioso che la si paga cara, quindi non so se e quando la vedremo penetrare il mercato sotto questa nuova veste. Sicuramente potrebbe essere uno strumento in più a disposizione dei “persuasori occulti” per entrare nelle nostre menti, nel bene o nel male, e riuscire a evocare ricordi legati a questo o quel prodotto, a questa o quella marca, ecc. L’olfatto è il senso per eccellenza nel lasciare tracce di qualcosa/qualcuno nella nostra memoria perché risiede e agisce nel nostro sistema limbico.

In questa avventura, però, la comunicazione olfattiva non viaggerebbe sola ma rafforzata dall’azione della comunicazione visiva: un bigliettino da visita, un pannello pubblicitario, un espositore racchiudono in loro quest’aria profumata. Quindi potrebbe succedere che: una torrefazione diffonderà aria al caffè; una cioccolateria aria al cacao; un’azienda agricola produttrice di limoni e arance aria agli agrumi; e via dicendo. Ecco che “l’occhio vede quel che il naso odora”! 😀

Però mi chiedo: “Varrà la regola: chi prima arriva meglio alloggia?”. Nel senso che sono in tanti a produrre cioccolato, caffè, e così via e le fragranze sono ben precise, quindi chi arriverà prima a sfruttare la comunicazione olfattiva avrà il monopolio? Chi arriverà per primo sarà sempre chi ha il portafoglio più pieno, perciò le solite multinazionali? Continueranno a martellare nelle nostre menti e a dominare il mercato? Si creerà caos cognitivo e percettivo?

Sarà interessante scoprire cosa succederà, se qualcosa succederà.

4 Risposte a “Comunicazione olfattiva”

  1. violaceo 17 novembre 2009 a 08:39 #

    Ma credi che sia uno strumento già utilizzato?
    nella poesia di Andrea Monferrato che ho postato sul mio giornaletto c’è il riferimento all’odore di vaniglia di Ikea, che in effetti ho notato anche io (ora, io non lo definirei di vaniglia).
    Che poi Ikea non vende vaniglia, ma magari i guru del settore hanno capito che diffondere certi aromi invoglia in qualche maniera all’acquisto.

    • frafalla 17 novembre 2009 a 10:49 #

      (mi sono permessa di correggere il cognome di Monferrato perché il dito aveva digitato due tt al posto di due rr) 🙂
      Si, le strategie olfattive esistono già. Alcuni studi dimostrano che certi aromi provochino determinati stati d’animo e quindi, come sotto ipnosi, possano spingere una persona all’acquisto. Perciò Ikea, come nel tuo esempio, potrebbe diffondere a tal scopo profumo di vaniglia e lavanda (non sarà limitato al reparto candele profumate!?). 🙂
      A memoria, non ricordo negozi, centri commerciali o simili in cui abbia percepito un odore ben preciso che mi abbia lasciato impresso qualcosa (non considerando la catena Lush che fra l’altro emana un ammasso di profumazioni tanto forti da sentirsi anche male!). Credo che sia più facile trovarsi avvolti in scie di incensi rilassanti in un centro benessere, estetico e simili.
      Nel mio post ho cercato di parlare dell’iniziativa di un’azienda di sfruttare la comunicazione olfattiva racchiudendo aria profumata in un bigliettino da visita, in un espositore, in forme tangibili di comunicazione visiva. Non si tratta, quindi, della semplice diffusione di fragranze in certi luoghi, ma della possibilità che ognuno di noi possa portare con sé il biglietto da visita di quel professionista piuttosto che di quell’azienda dal quale vaporizzare un determinato odore, che da quel momento in poi richiamerà nella nostra mente quello specifico soggetto.

      • violaceo 17 novembre 2009 a 11:58 #

        sì, scusa, avevo letto in modo un po’ superficiale.
        la massa di odori lush ha colpito anche me; l’ho sentita per la prima volta proprio domenica, mentre ero a spasso per Venezia. Di solito non sento gli odori (proprio zero), ma in questi giorni sì.

        Certo che il ricordo di un venditore antipatico trasmesso da un bigliettino all’aroma di sudore si rivelerebbe una strategia decisamente fallimentare 🙂
        bisognerebbe cercare di coordinare l’odore ad un’esperienza decisamente positiva, senza ombre. Avranno pensato sicuramente anche a questo, essi..

      • frafalla 17 novembre 2009 a 12:48 #

        Spero che non riproducano l’aroma di sudore! Basta già quello emanato naturalmente per produrre effetti negativi ( però, se ci pensi, resta ben impresso nella nostra mente il ricordo del venditore che lascia il suo tanfo di sudore -poverino!- perfettamente collegato a quel che vende; potrebbe essere un’arma a doppio taglio! ;-P ).
        A quanto pare per noi novembre è il mese dell’olfatto!! 😀

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